Dopo ben sei anni dalla sua ultima apparizione sul piccolo schermo, Dragon Ball DAIMA rappresenta il grande ritorno del franchise in questa sua forma più tradizionale. L’importanza di tale lavoro risulta poi più evidente se si pensa che la sua creazione, legata alla celebrazione del 40° anniversario di Dragon Ball, è l’ultima opera a cui il Maestro Akira Toriyama si è dedicato prima di venire a mancare.
Tuttavia, fin dal suo annuncio, il progetto è stato circondato da dissenso e pregiudizio, per tutta una serie di motivazioni; e dunque sorge spontanea la domanda: Dragon Ball DAIMA è all’altezza del nome che porta? O ha infine dato ragione ai più scettici?
ATTEZIONE: Prima di proseguire con la lettura, mi preme avvertire i lettori della presenza di spoiler nell’articolo; inoltre, nonostante parte delle considerazioni si possano rivelare errate con la conclusione della serie, i testi scritti non verranno modificati.
Indice
ToggleDragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 1 e 2 – La Cospirazione; Glorio
Valutare la riuscita di un progetto dai primi episodi è sempre una scelta quantomeno affrettata, e fare ciò anche con Dragon Ball DAIMA non è da meno, a prescindere che le sensazioni trasmesse siano positive o negative.
Ciò detto, se l’anime dovesse mantenere la qualità generale di questa partenza, ci potremmo ritrovare davanti ad un nuova perla: l’esordio è infatti notevole sotto ogni punto di vista, riuscendo da una parte a deliziare con la tecnica e l’omaggio, e dall’altra a porre e sviluppare già ora le basi non solo per la storia che andrà raccontata, ma anche per un’espansione della mitologia del brand, e di alcuni personaggi.
Insomma, sia grazie a una sapiente gestione dei vari elementi, sia grazie a una giusta ispirazione e a un rimaneggiamento dai precedenti prodotti – tra cui spiccano la prima serie e Dragon Ball GT – ci troviamo davanti a due primi episodi capaci di intrattenere e far sorridere come Dragon Ball non riusciva da tempo.
Una missione non facile
Come detto in apertura, questo nuovo anime si propone di celebrare i 40 anni del nome di cui si fa carico, e nel farlo sceglie una strada coraggiosa: allontanarsi dall’epicità più classica impressa nella mente dei fan, che Dragon Ball Z , Dragon Ball Super e Dragon Ball GT hanno contribuito ad instaurare, e virare piuttosto verso atmosfere più fantastiche e spensierate, avvicinandosi come non mai alla prima serie, e richiamando i tratti più avventurosi di GT.
Da questo punto di vista, questi primi episodi cercano di far comprendere in modo chiaro il tono che assumerà l’anime, rafforzato ulteriormente nel secondo episodio, ricco di gag tra i vari protagonisti riportati bambini, in uno stile molto più buffo e simpatico rispetto a quanto mostrato da GT.
Sicuramente l’opera non sarà privo di scene action più intense, mai assenti dalla creazione del manga, e probabilmente posizionate in prossimità degli scontri con i nemici principali, ma se uno spettatore si approcciasse a questo prodotto desideroso di vedere una prevalenza di questi frangenti, indubbiamente potrebbe rimanere scontento.
Con l’introduzione dell’avventura, in ogni caso, viene anche già posta una serie di mattoni che non solo funge da base per la storia che andrà raccontata, ma fornisce un’ulteriore espansione del già vasto mondo di Dragon Ball, in un processo che, se verrà gestito con successo, potrebbe costituire una delle migliori manovre per Dragon Ball degli ultimi anni.

Un’espansione demoniaca, e non solo
Prima importante novità è la rappresentazione ufficiale del “Reame Demoniaco“, finora relegato ad opere non canoniche e alle guide formatesi dalle interviste di Toriyama, e che, a giudicare dai trailer e dagli obiettivi posti dagli eroi e nemici, potrà vedere un ulteriore sviluppo nel corso della serie; questa grande aggiunta ha già adesso costituito l’appiglio perfetto per indagare sui retroscena di alcuni personaggi, come Babidi, Darbula (il cui titolo “Re dei Demoni” è stato ora chiarito), Majin Buu, a cui sono stati attribuiti nuovi poteri, Kaioshin, ora con due fratelli e la cui storia potrebbe subire altri approfondimenti, e tutta una serie di cambiamenti e aggiunte che meritano di essere discusse separatamente in futuro.
Ma l’ultima, non per importanza, nuova espansione è paragonabile a ciò che il Maestro fece già con i Saiyan, utilizzando alcuni agganci già introdotti nel manga di Dragon Ball Super: usare una retcon per stravolgere la concezione che lo spettatore ha di un elemento, ovvero i namecciani, per sorprendere e avere l’occasione di tessere una serie di nuove storie; alcuni di questi inserimenti potrebbero certamente portare in futuro a delle incongruenze, ma solo il proseguimento dell’opera permetterà di valutare la loro riuscita.

Una prima schiera di nuovi personaggi
Nell’arco di due episodi sono state numerose le aggiunte all’incredibile universo di Dragon Ball, anche dal lato dei personaggi, tutti con un character design ispirato a qualcosa di già visto in passato, ma ognuno dei quali pronto a dire qualcosa di nuovo. Al centro di tutto vi sono i tre nuovi antagonisti: Degesu, Dr. Arinsu e Gomah, nuovo Re dei Demoni, su cui è possibile osservare il tratto più caratteristico di Toriyama, ovvero la rappresentazione in chiave spiccatamente comica di personaggi facili da sottovalutare, ma che covano dentro grande potere e malvagità.
Aggiunte più di contorno sono il demone Glorio e il namecciano Neva, i cui orientamenti sembrano ancora dover essere definiti al meglio, visto l’alone di ambiguità che entrambi portano; menzione ad honorem anche per Arbula, padre di Darbula, apparso velocemente all’interno della nuova “ending“, ovvero la sequenza musicale conclusiva dell’anime.

Un inchino a Toriyama
A tal proposito, per diverse ragioni è possibile considerare l’esordio di Dragon Ball DAIMA sia come un omaggio da Toriyama alla sua più grande creazione, e agli spettatori che l’hanno supportata nel tempo, sia come un tributo allo stesso mangaka: nel corso dei primi due episodi, infatti, viene presentato il percorso compiuto dall’iconico Goku durante tutta la serie di Dragon Ball e Dragon Ball Z, soffermandosi in particolare sulla “Saga di Majin Buu“.
Con un comparto tecnico splendido, caratterizzato da tratti e disegni che rappresentano la via di mezzo perfetta tra la muscolarità di Dragon Ball Z e la snellezza di Dragon Ball Super, è stata ripresa al meglio l’essenza presente nel manga, messa in scena con una fluidità delle animazioni che rendono il tutto un puro spettacolo per gli occhi.
Dall’altra parte, anche l’opera stessa è ricca di dediche al Maestro Toriyama, individuabili soprattutto nel corso della ending prima menzionata, in cui sono state inserite citazioni testuali e grafiche all’autore, simboleggiando tutto il lascito che ha lasciato a generazioni di spettatori.

“Jaka Jaan”: Un’opening destinata a diventare cult
Oltre alla realizzazione di una nuova ending, ogni anime prevede anche una nuova “opening“, ovvero la sequenza musicale di apertura dell’episodio. È qui che entra in gioco “Jaka Jaan“, sigla che, grazie ai colori, alle immagini e ovviamente alla canzone, è in grado in grado di far piombare lo spettatore immediatamente in tutto il clima avventuroso e spensierato che l’opera intende proporre, giungendo a un mix perfetto tra le sensazioni suscitate da Dragon Ball e Dragon Ball GT.
Questi prodotti non sono citati a caso dato che, esattamente come per la struttura dell’anime, anche “Jaka Jaan” presenta una serie di riferimenti a tutto quello che è stato Dragon Ball, rimodulando il tutto opportunamente per costituire sia una sequenza fresca per chi non si accorgesse di ciò, sia un omaggio che scalda il cuore per chi individuasse tali rimandi.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 3 e 4 – Daima; Una coppia frizzante
Con questa doppietta di episodi viene segnata l’effettiva partenza dell’avventura di Son Goku nel Reame Demoniaco. Grazie ad alcuni indizi ed anticipazioni, questo sembra confermare che la serie potrà regalare tanto altro agli spettatori, oltre alla missione principale da cui è partito il viaggio dei nostri eroi, non limitandosi dunque al semplice salvataggio di Dende e allo scioglimento del desiderio di Re Gomah.
Tuttavia ci troviamo davanti anche a due episodi che rallentano molto rispetto all’esplosione iniziale, permettendo così di costruire maggiormente questo nuovo universo, grazie a varie informazioni ed elementi visivi, ma purtroppo non gestendo efficacemente i tempi ed i ritmi come fatto in precedenza; elementi che comunque permangono sono sicuramente la spettacolarità visiva e la godibilità generale di quanto mostrato, con un grande focus sulla spensieratezza di Goku con il ritorno alla sua forma bambina.

Una costruzione continua
Ciò che risalta subito dopo la visione degli episodi coinvolti è la concentrazione dell’anime sulla costruzione di quanti più elementi del Reame Demoniaco, di cui viene mostrata una prima panoramica, seppur venga specificato che lo spazio in cui saranno narrate le prossime vicende è soltanto la prima parte di un Regno ben più ampio da esplorare; da non trascurare poi alcune informazioni fornite sul meccanico e la storia dello spostamento tra gli universi ed il Reame, adesso ampliato rispetto al primo episodio, con il coinvolgimento della figura del Maestro Warp, guardiano di questo processo.
Scendendo nello specifico di questo primo Mondo Demoniaco, dunque, è lampante la povertà generale degli ambienti. Ciò è da imputare probabilmente allo stile classico di Toriyama, mai stato troppo interessato a caratterizzarli, ma comunque contestualizzato nella definizione di un mondo di una classe demoniaca più povera, in cui banditi, razzie e violenza sono all’ordine del giorno; informazione importante, di cui è facile comprenderne le motivazioni a fini di trama, è un’ecosistema che rende difficile lo spostamento via volo e limita i movimenti, rendendo più arduo per Goku e i suoi compagni il procedere al loro massimo potenziale.
Le informazioni presentate in questi episodi, sotto forma di pillole che aumentassero l’attenzione in determinati frangenti, non finiscono certo qua. Tra queste vi sono l’identificazione di una razza per Kaioshin (definito un Glindiano), l’incapacità dei demoni di percepire il Ki, l’originalità delle sfere del drago di questo universo rispetto a tutte le altre, la benevolenza che i sudditi avevano verso Re Darbula, e tanti altri piccoli dettagli che aiutano ad arricchire il quadro generale.

Indizi non casuali?
Importante parentesi va aperta su un’intera sequenza del quarto episodio, con l’arrivo di Goku e dei suoi compagni in un negozio alla ricerca di un nuovo mezzo per continuare il viaggio. Qui notano una vasta gamma di “insetti“, ognuno con le sue specificità e in grado di dare una serie di vantaggi e potenziamenti a chi ne fa uso, tra cui spiccano gli insetti medicinali – paragonati anche esplicitamente ai senzu, e che pertanto costituiranno la loro controparte nell’opera – e l’insetto delle fusioni.
Difficile che questo dettaglio non attiri l’attenzione dei fan, visto anche il loro acquisto da parte dei protagonisti. Più volte nel corso della recensione ho accennato a una volontà più meno manifesta dell’anime di regalare qualcosa in più di quanto sembri in superficie: dopo un indizio del genere è difficile non pensare alla confluenza delle varie vicende in un punto che renderà necessaria la realizzazione di questo nuovo tipo di fusione, di cui andranno visti i membri coinvolti ed il risultato che ne deriva, magari in prossimità di uno scontro sofferto sul finale, come da tradizione per le fusioni in Dragon Ball.
Altro indizio su una nuova possibile direzione della storia è quello lasciato sul finire del quarto episodio, con l’avvio della missione per l’ottenimento delle Sfere del Drago demoniache, che potrebbe aprire a tutta una serie di conseguenze ed eventi che possono solo arricchire una missione principale al momento abbastanza scarna.

Glorio: Un mistero persistente
Un focus importante l’ha avuto senza dubbio Glorio, personaggio introdotto ufficialmente nel secondo episodio, e che riconferma a più riprese il velo di mistero che sembrava aver gettato su se stesso, come evidenziato dai continui primi piani tra lui e Kaioshin durante i loro dialoghi, sottolineando il dubbio che è lecito avere sulla totale veridicità delle sue parole.
Il mistero che cela infatti potrebbe essere legato anche alle sue abilità, non solo manifestate nel corpo a corpo con i banditi, ma anche nella potenza che riesce a imprimere nello scontro contro la creatura mostruosa del terzo episodio, contro cui sembrava avere difficoltà anche lo stesso Goku, non ancora abituato alle condizioni del Pianeta; questi dettagli potrebbero comunque essere legati anche alle origini del personaggio, appartenente proprio al Primo Mondo, e quindi abituato da sempre a vedersela in situazioni di questo tipo, ma solo il continuo della serie risolverà l’incertezza.

I primi ostacoli
Proprio le abilità corpo a corpo di Glorio sono state presentate con il primo vero scontro della serie, avvenuto contro dei banditi demoniaci che hanno attentato alla vita dei protagonisti in una locanda. Questi sono stati respinti efficacemente proprio dagli stessi Glorio e Goku, in una battaglia che, seppur nella sua semplicità, si rivela pulita e chiara; merito soprattutto a delle animazioni che hanno dimostrato di poter mantenere un buon livello di fluidità nei combattimenti anche in questo stile più “chibi“. Si può quindi vedere questo ostacolo nella locanda come una sorta di aperitivo, con una maggior concentrazione sulle arti marziali, rispetto agli scontri energetici.
Conferma ulteriore di questa sensazione arriva con lo scontro tra Goku e le guardie di Re Gomah, già pronto a stringere la morsa sugli abitati dell’intero Regno sfruttando anche nuovi marchingegni (collari magici e strumenti in grado di assorbire apparentemente la linfa vitale, che verranno probabilmente approfonditi avanzando nel racconto). Tornando allo scontro in sé, Dragon Ball DAIMA qui riesce a dimostrare meglio la sua qualità, con un Goku che torna ufficialmente in grande spolvero con il suo meraviglioso bastone Nyoi.

Il demone mascherato
Come anticipato dalla opening e dalla ending, un nuovo personaggio sarebbe stato introdotto nell’avventura, e il suo momento è arrivato: terminando il quarto episodio infatti fa la sua comparsa Panzy, ragazza demone di cui al momento è sconosciuto il passato, ma è già evidente che si opponga ai soprusi perpetrati da Re Gomah, e che inevitabilmente si unirà alla compagnia, data la destinazione comune del viaggio e il suo salvataggio grazie all’aiuto di Goku.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 5 e 6 – Panzy; Fulmini
Dopo due episodi che rallentavano abbastanza il ritmo rispetto all’esordio, si è qui assistito a una netta risalita. Sempre con le solite ingenuità, ma anche con un dinamismo e un divertimento che sono esplosi in maniera importante, ritornando a rappresentare, proprio come all’inizio, tutto ciò che Dragon Ball è stato in questi quarant’anni.
Oltre la consueta espansione di questo nuovo universo infatti ritornano in questi due episodi, in modo impattante, scene d’azione visivamente stimolanti, con un divertimento che, seppur molto infantile a tratti, riesce comunque a sposarsi bene con la grande spensieratezza che fa da continuo sottofondo; ciò anche grazie all’aggiunta di Panzy alla squadra, personaggio precedentemente introdotto.

L’epico arrivo del Super Saiyan
Inutile girarci attorno: l’apice di questi episodi è il ritorno della celebre forma Super Saiyan di Goku, anticipato prima nel quinto episodio, durante il suo riscaldamento con le guardie reali, per poi giungere in tutto il suo splendore nella puntata successiva, nello scontro con Glorio.
Nonostante siano passati ben 33 anni dalla sua prima apparizione animata, questa leggendaria trasformazione ha sempre suscitato un fascino incommensurabile. Dragon Ball DAIMA è riuscito proprio nel tentativo di far riemergere il clamore e la meraviglia nel vedere l’arrivo del Saiyan della leggenda, e questo grazie ad una commistione di elementi quali musiche efficaci, animazioni fluide, disegni chiari, e una transizione ben coreografata.

Scontri che presagiscono grandi cose
Proprio in questi due frangenti descritti, DAIMA regala nuovamente degli scontri che fanno un certo effetto, partendo anzitutto dal riscaldamento del nostro eroe nel palazzo reale, in una coreografia semplice, veloce, ma che grazie a Jaka Jaan di sottofondo, riesce a regalare una sequenza dinamica e d’effetto.
Ma il piatto forte è ovviamente lo scontro tra Glorio e Goku, che vede la schiacciante superiorità di Kakaroth. A confermarlo è proprio l’impassibilità del Super Saiyan a quella che sembra la tecnica più potente dell’avversario, regalando un inevitabile brivido alla visione; durante questi episodi è inevitabile immaginare cosa i protagonisti potranno regalare sul piccolo schermo nelle fasi avanzate dell’avventura.

Il mistero prende forma
Rimanendo sempre sul demone appena citato, come ogni puntata vengono seminati nuovi sospetti sul suo conto, ma questa volta è stato possibile cogliere anche i primi frutti: in una relazione non ancora approfondita, Glorio sembra essere in combutta con Dr. Arinsu, uno dei villain della serie e sorella maggiore di Kaioshin. Quest’ultimo palesa sempre più il suo sospetto verso la sua compagna di viaggio, cosa che potrebbe portare a dinamiche molto interessanti se gestite correttamente.
È ancora presto per delineare il quadro completo, ma l’aver ottenuto indizi su cosa stia avvenendo sullo sfondo delle vicende principali, aprendo a ulteriori dubbi e ipotesi, è esattamente ciò che richiedeva la serie giunti a questo punto, in una dinamica che spinge a teorizzare ulteriormente, ma finalmente con qualcosa di concreto tra le mani.

Spiegazioni continue, ma armoniose
Ma quelle del Majin non sono state le uniche novità fornite in questa doppietta di episodi, dato che, oltre ad alcune informazioni minori sul Primo Mondo Demoniaco, si è fatta la completa conoscenza di Panzy. La principessa adesso fa parte del gruppo, in una dinamica che sembra richiamare il ruolo di Bulma nella prima serie, e porta al contempo alleggerimento alle vicende, che sembrano essere sempre più pronte per un avvio definitivo, visto l’arrivo imminente del resto del gruppo di eroi.
L’elemento di maggior interesse però è la spiegazione ufficiale della nascita di un Glindiano, razza demoniaca di Shin, Degesu e Dr.Arinsu. Tramite questa informazione assistiamo a una prima rappresentazione canonica degli alberi da cui essi derivano, come narrato in parte nelle guide e nelle opere extra-canon, aggiungendo un ulteriore layer di approfondimento che potrebbe essere nuovamente ripreso col prosieguo della storia.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 7 e 8 – Il collare; Tamagami
Continua il viaggio di Goku, Shin, Glorio e Panzy in due settimane alquanto altalenanti: ci si è infatti trovati davanti ad un primo episodio caratterizzato nuovamente da un brusco freno nel racconto, così da prendersi ulteriore tempo per illustrare l’ampio Regno Demoniaco, ed un secondo episodio che, invece, mette l’acceleratore sull’azione e sull’avanzamento della storia, regalando indubbiamente uno degli episodi migliori della serie.
Arrivati a questo punto, gli intrighi ed i misteri prendono maggiormente forma, anche se è facile immaginare che durante il viaggio non saranno poche le rimanenti rivelazioni e le scoperte, con un avvicinamento sempre di più del fatidico incontro tra il gruppo di Goku e quello di Vegeta, che potrebbe dar modo alla storia di creare scenari ancora più entusiasmanti.

Una ridondanza nelle dinamiche
Prima di giungere al cuore della recensione, è doveroso aprire una parentesi sulla ripetizione frequente di alcune dinamiche della serie che, se fino ad ora erano giustificabili, arrivati al settimo episodio iniziano a diventare estenuanti: osservare continuamente che la storia, quando è sul punto di svoltare, viene frenata repentinamente da ostacoli improvvisi, costringendo la narrazione a ripiegare su altro, sta diventando ora un peso, soprattutto se si pensa che dovremmo aver raggiunto il primo terzo dell’opera.
Non si critica certo la godibilità generale, ma questa va intaccata proprio dal senso di annacquamento che l’anime tende a far percepire più volte; proprio nel settimo episodio, infatti, vengono fornite numerose informazioni interessanti ed importanti, ma è la modalità l’elemento criticato, dato che tali dettagli potrebbero essere forniti in minor tempo ed in modo più interessante, mentre si tende a riciclare la stessa dinamica degli episodi precedenti, con l’ennesimo problema, spesso riguardante il mezzo di trasporto, che costringe i protagonisti a spendere l’intero episodio per trovare una soluzione a ciò, e nel mentre dare tutte le informazioni del caso allo spettatore.

La conquista della prima Sfera
Ma l’apice di questa doppietta di episodi è raggiunto da Goku ed il Tamagami, custode della prima Sfera del Drago, in uno scontro che, nonostante non raggiunga livelli di potenza fuori scala, come la serie ha abituato negli anni, mette in risalto tutto il meglio che Dragon Ball DAIMA ha da offrire, grazie ad un eccellente commistione tra regia, coreografie e animazioni.
Osservare, infatti, uno scontro dove Goku può dimostrare tutta la sua abilità nelle arti marziali, non basandosi solo sugli attacchi energetici, che costituiscono comunque l’apice nel suo finale, contro un nemico che, data la sua leggendarietà, attira l’esaltazione dei demoni circostanti e non solo, non fa che aumentare il clamore per quanto visto; assistere poi al rispetto dell’avversario per Goku dopo essersi battuto con lui, e poter osservare quello che sembra l’arrivo del Super Saiyan 2 in tutto il suo splendore, sono elementi vanno solo a costituire la ciliegina finale di una splendida torta.

La creazione di Majin Buu
Passando alla classica espansione della mitologia, sia del Regno Demoniaco, che della storia di Dragon Ball in generale, il punto più saliente di questa fase è indubbiamente l’approfondimento dedicato al personaggio di Majin Buu, facendo la conoscenza niente meno che di Marba, la sua creatrice.
Indubbiamente questa scelta sull’entità “Majin Buu” dividerà il pubblico, dato che modifica quanto si sapeva del personaggio, che passa dall’essere creato o manipolato (a seconda che vi basiate sull’opera originale o le interviste di Toriyama) da Bibidi, padre di Babidy, a vedere la sua nascita per mano proprio della strega prima citata, su richiesta comunque dello stessi Bibidi: quello che è stato ottenuto è, infatti, la creazione inaspettata di questa nuova forma di vita distruttiva, che ha gettato prima il Regno Demoniaco, e poi l’Universo 7 nel caos.

La scacchiera di Dr. Arinsu
Questa importante informazione arriva a noi proprio grazie all’intervento di Dr. Arinsu, personaggio malevolo che, fin dal primo episodio, è stato avvolto da una cortina di intrigo e mistero infittitasi nel corso delle puntate, ma che, grazie a questi ultimi episodi, va a prendere una forma più definita, dipingendola come una fine strategia che ha già in diversi piani, la cui preparazione risale fin dalla Saga di Buu in Dragon Ball Z.
Assistiamo infatti alla sua presenza nascosta durante gli scontri con il Majin per raccogliere campioni da usare, grazie a Marba, per la creazione di una sua nuova versione controllabile da lei; si aggiungono poi ulteriori pedine che ha posizionato sulla sua scacchiera, come l’imposizione dei collari sui demoni, e la manipolazione di Goku ed i suoi amici tramite Glorio per la raccolta delle Sfere del Drago, tutto col fine ultimo di controllare pienamente il Reame; l’interesse per la sotto trama degli antagonisti assume indubbiamente tutto un nuovo sapore adesso, con l’apertura a nuovi momenti di grande spessore più avanti.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 9 e 10 – Ladri; L’oceano
Dopo l’apice raggiunto dall’ottavo episodio, era difficile che DAIMA mantenesse l’alto livello raggiunto. E infatti, nonostante una doppietta divertente, visivamente sempre stupenda e piena di incredibili informazioni, vi sono purtroppo dei punti critici che, arrivati a questo punto, non fanno altro che esasperare problemi già presenti ed accumulatisi.
Sorvolando quanto appena citato, comunque, la realizzazione degli episodi è tale da permettere in modo più deciso, dopo diverse puntate, di ricominciare a teorizzare su tutte le possibili svolte che l’anime potrà regalare; gli indizi disseminati fino ad ora e nuove frecciatine che vengono lanciate anche qui, permettono infatti di dare una forma maggiormente definita al punto di arrivo dell’opera, che sembra sempre più ricco di sorprese.

L’inaspettato esito del nuovo Majin
Atteso era l’arrivo di quel che sembrava essere l’erede spirituale di Majin Buu, che ora ha preso la forma del guerriero Majin Kuu: l’apprezzamento per il character design varia inevitabilmente in base alla soggettività, soprattutto data la grande influenza dei tratti Saibamen, celebre razza aliena (adesso scopertasi demoniaca) vista nella “Saga dei Saiyan” di Dragon Ball Z.
L’influenza di questa razza si estende però anche alle movenze di questo personaggio, molto selvaggio e improntato all’uso di attacchi a distanza. Lo stile e le interazioni sono abbastanza estranianti, tanto da portare generalmente a due strade: risultare inquietanti o diventare ridicole, e Majin Kuu rientra nel secondo caso; almeno fino ad ora, dato che è facile immaginare un suo potenziamento o un nuovo Majin che, proprio grazie al contrasto con quanto visto, avrà ancora più spessore.

La creazione della cosmologia di Dragon Ball
Oltre alle rivelazioni dei Saibamen prima citate, è stato dato largo spazio anche a nuove espansioni di lore particolarmente importanti: dall’originario Namecc, ai ricordi di Piccolo, giungendo fino alla storia dei Glindiani e della creazione di tutti gli universi di Dragon Ball: le informazioni date sono puro oro, e più passa il tempo dalla loro conoscenza, più aumenta la consapevolezza del loro valore.
Veniamo dunque a capire come mai ora è data tanta importanza al Regno Demoniaco. Adesso è il punto di origine di tutto, con la creazione del resto della cosmologia ad opera del Supremo Majin Rymus. Tutto questo assieme ad altri dettagli non solo risponde ad alcune curiosità di Dragon Ball Z (come la non sostituzione dei Kaiohshin dopo il loro assorbimento da parte di Majin Buu), ma rende ancora più chiara la canonicità di quest’opera e di Dragon Ball Super, messa tuttora in dubbio da molti.
Nonostante ciò, permangono domande ed dubbi su alcuni dettagli, che potrebbero essere ulteriore fonte di incongruenze, ma bisognerà attendere il termine della serie per poter fare il punto.

Un divertimento a tutto spiano
Tutta questa gran quantità di informazioni è comunque diluita da numerose gag e scambi che nella loro semplicità e per certi versi infantilità, sono comunque d’effetto. Battute di questo tipo sono sempre state presenti nell’anime, fin dal primo episodio, ma in queste due puntate in particolare sembrano aver centrato ulteriormente il proprio tempo comico.
Probabilmente motivo di ciò è il fatto che tali sequenze sono inserite in una gran varietà di scene, tra l’azione e il racconto. Aiutano a staccare in modo corretto il ritmo tra un momento e l’altro, e per questa ragione prendono lo spettatore alla sprovvista, senza risultare però eccessivamente fuori luogo.

Una pessima ed ennesima ridondanza
Devo segnalare però un elemento critico di questi episodi su cui è difficile soprassedere, già sottolineato nelle scorse recensioni: il più grande difetto di Dragon Ball DAIMA è indubbiamente non riuscire sempre a bilanciare i tempi di quanto messo in scena. La serie si dilunga eccessivamente con trame e scene la cui utilità è solo quella di prendere minutaggio – coinvolgendo spesso episodi che riguardano i mezzi di trasporto – trattando invece in modo sbrigativo punti su cui sarebbe meglio indagare con maggiore calma.
Tra la nona e la decima punata infatti, con il ricongiungimento del gruppo di Vegeta, avviene esattamente questo: l’attesa di sette episodi per tale momento confluisce tutta in una manciata di pochi secondi al termine dell’episodio 9, e viene liquidato con motivazioni legate sempre a problemi con i trasporti, per poi essere risolta in modo completamente diverso rispetto a quanto concordato dai protagonisti già nella puntata successiva; sequenze del genere sono ovvio motivo di frustrazione, e al momento continuano ad essere il più grande problema di DAIMA.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 11 e 12 – La leggenda; La vera forza
Credo che sia indiscutibile affermare che queste ultime due settimane siano state tra le migliori coppie di puntate mai uscite da quando è iniziato Dragon Ball DAIMA: divertimento, nuovi personaggi, scontri adrenalinici, nuovi tasselli del mosaico e, soprattutto, una nuova trasformazione!
Insomma, tutto ciò che ha contraddistinto l’episodio 8, considerato da molti il migliore dell’anime, va a caratterizzare entrambe le puntate qui trattate, continuando così la scia positiva inaugurata dall’episodio appena citato, nonostante alcuni dubbi leciti che ancora sussistono.

Il vero successore di Majin Buu?
Dopo esserci lasciati negli ultimi episodi con un Majin Kuu non adatto alle mire di Dr. Arinsu, era inevitabile l’arrivo di un nuovo esperimento, e così è stato: giunge tra noi Majin Duu, essere molto più vicino nell’estetica e nel portamento a Majin Buu (vista una maggior presenza della sua essenza).
Paradossalmente, nonostante nel design sia meno bello da vedere rispetto al fratellastro Kuu, a schermo va invece ad acquisire un valore maggiore, incuriosendo, divertendo e stupendo nelle sue interazioni e nei suoi scontri; facile speculare che, date anche le abilità acquisite da Buu, un’unione tra Duu e Kuu sia più che ipotizzabile per il futuro, portando ad un possibile equivalente della forma Super Buu, unendo la forza del primo Majin e l’intelligenza del secondo.

La chiusura di un cerchio: Vegeta raggiunge il Super Saiyan 3
Se da una parte abbiamo assistito a un nuovo personaggio, sul versante dei protagonisti abbiamo assistito a un focus su Vegeta, il quale, oltre a presentare la sua forma in Super Saiyan e Super Saiyan 2 durante lo scontro con il Tamagami 2, ha raggiunto la tanto agognata forma del Super Saiyan 3; questa finora era confinata a prodotti non canonici quando riguardava il principe dei Saiyan e indubbiamente questo costituisce un momento storico per il brand.
L’orchestrazione visiva del suo raggiungimento è stupefacente, oltre che inaspettata, valorizzando uno scontro che da lì va a raggiungere vette molto più alte, anche se è inevitabile l’insorgere di dubbi più fondati sulla canonicità della serie, che comunque possono essere facilmente dissipati. Unica critica che sento di muovere è legata alla lunghezza dei capelli, molto più simile ad una forma Beast che a quella del Super Saiyan di terzo livello.

La conquista delle Sfere, tra Majin, Saiyan e Tamagami
Con questi presupposti, abbiamo potuto assistere a uno scontro parallelo tra la fazione dei buoni e dei cattivi contro i corrispettivi Tamagami, in una formula che è riuscita a potenziare l’interesse per entrambi, staccando dalla monotonia di uno o dell’altro quando questa si faceva più insistente.
A onor di cronaca, lo scontro tra Majin Duu ed il Tamagami 1 emerge come il più interessante tra i due, poiché lo scontro tra Vegeta e il relativo Tamagami è abbastanza canonico (in uno scambio di classici colpi fisici ed energetici che diventano più spettacolari con il Ssj 3); dall’altra parte assistiamo invece al Majin che si cimenta in tutta una serie di tecniche nuove, creando interazioni particolari con l’avversario e raggiungendo l’apice nel finale.

Una possibile esplorazione sprecata
Nonostante il largo apprezzamento, oltre i pochi dubbi citati legati alla gestione del Super Saiyan 3, il punto che fa storcere maggiormente il naso di questa doppietta di episodi è la sequenza, al termine dell’episodio 12, nella quale i protagonisti suggeriscono di abbandonare il Secondo Mondo Demoniaco per poter giungere al Primo e completare la loro missione.
Se si andasse a seguire questo piano, infatti, ci troveremmo davanti alla chiusura di tutta una porzione del Regno Demoniaco con elevate potenzialità, nell’arco di appena 3 puntate, due delle quali costituite dal medesimo scontro; per dare un’idea, gli episodi dedicati al Terzo Mondo, anche meno interessante sulla carta, sono stati 7, esasperando così ulteriormente la principale problematica di DAIMA, qui citata più volte: una gestione non oculata di tempi e ritmi nella proposizione di un’avventura leggera e spensierata.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 13 e 14 – Sorpresa; Taboo
Altre due settimane trascorse e altri due episodi usciti, con un ritmo della storia che sembra aver trovato la giusta direzione, mentre il racconto si avvia sempre più verso l’atto finale.
Nonostante alcuni passaggi indubbiamente possono dare una percezione negativa di questa doppietta – in particolare l’episodio 13, che per certi aspetti si avvicina pericolosamente ad alcuni punti negativi già apparsi nel corso dell’anime – il giudizio complessivo su queste puntate è positivo, anche se non sfavillante.

Un viaggio tra i giganti
Sicuramente a dividere molto è il primo episodio trattato, ovvero il già citato episodio 13, che di per sé non presenta nulla di particolarmente negativo, se non la strana sensazione di impotenza dei nostri eroi verso la minaccia presentata, cosa che però è ormai non nuova come dinamica nella serie, nonostante la regia non sembra aver trovato ancora una via efficace.
Qual è il problema (o il presunto tale) allora? Semplicemente questa piccola avventura si aggiunge agli episodi che effettivamente non portano avanti la storia, per quanto un generale senso di urgenza dovrebbe essere presente, e non aiuta un’esecuzione non troppo brillante; fortunatamente, rispetto agli episodi di questo tipo presenti nella prima parte di Dragon Ball DAIMA, il poter assistere ai nostri eroi che si affacciano effettivamente ad una “minaccia” nuova, come i giganti Megath, avendo in scena tutta la squadra al completo, fornisce un senso di tranquillità, portando avanti un minimo quell’esplorazione che tanto si sperava di trovare nell’opera.

Neva: il personaggio più interessante di DAIMA
Un personaggio che al momento sembra non essersi sbilanciato del tutto, ambiguo, misterioso, ma allo stesso tempo affascinante: non si sta parlando qui di Glorio, ma del namecciano Neva, che fin dal primo episodio, ad ogni puntata in cui è presente, continua a regalare qualcosa allo spettatore. Che sia un’espansione della storia del Regno Demoniaco, dell’intero universo di Dragon Ball, o la semplice esercitazione di un carisma tipico da anziano saggio, con conoscenza e poteri non ben definiti.
Anche in questa costola di recensione, infatti, Neva si mette di nuovo in luce, esponendosi nel coinvolgimento e nel peso che le sue azioni hanno avuto. Azioni che ora includono anche la separazione tra i Mondi Demoniaci, tutto per preservare la pace per la sua razza e l’intero Secondo Mondo; assistere poi ai suoi poteri in atto, enfatizzando grazie alla messa in scena quanto sia potente in quei pochi gesti eseguiti, è qualcosa che, per citare lo stesso Piccolo nell’episodio, dà il senso di assistere a una personalità leggendaria.

La letterale esplosione di un problema
Immagino che tale sfogo possa sembrare fuori posto, ma uno dei momenti più alti dell’episodio 14, a mio modesto parere, è stato poter assistere all’intera sequenza che ha portato la navicella guidata dai protagonisti alla sua letterale esplosione.
Dopo ben 14 puntate in cui uno dei problemi principali per la storia era il semplice ma continuo malfunzionamento o danneggiamento dei mezzi di trasporto, arrivare all’incipit del conflitto finale nel Primo Mondo con una scena in cui l’ultima navicella di questa lunga coda si è diretta alla sua totale distruzione, è stato qualcosa che azzarderei definire poetico. Quasi necessario a questo punto, nella speranza che non si trovino scuse per una ripetizione ennesima di questa dinamica.

Quando l’amore per i supereroi va oltre ogni serie
Che il Maestro Toriyama fosse un appassionato di supereroi direi che è largamente evidente, anche solo prendendo in esame la sola opera di Dragon Ball: dalla Squadra Ginyu a Great Saiyaman in Dragon Ball Z, ai Pride Trooper ed i due Gamma in Dragon Ball Super e Dragon Ball Super: Superhero; senza contare chissà quanti altri riferimenti al genere supereroistico che al momento evito di citare o semplicemenete mi sfuggono.
Era quindi inevitabile aspettarsi un omaggio a questo mondo anche in questa sua ultima opera, rappresentato dalla Forza Speciale della Polizia Militare. Gruppo che ricalca in modo molto marcato la Squadra Ginyu, presentandosi però da una parte sicuramente sbruffona, ma dall’altra anche un team che, nella sua goffaggine, presenta una reale bontà; indubbio, comunque, che non avranno vita lunga con i nostri protagonisti di mezzo, ma la loro presenza, anche se si rivelasse minima, è stata certamente una carezza al cuore.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 15 e 16 – Il terzo occhio; Degesu
Abbiamo così raggiunto e superato i tre quarti di serie, un momento decisivo in cui è possibile iniziare quantomeno a tirare le somme di quanto visto, e di cosa ci si può aspettare dalle prossime settimane.
Anche questa volta procede una tendenza positiva degli episodi, seppure non priva di critiche, più o meno gravi in base alla soggettività di ciascuno, ma che soprattutto rappresentano solo una partenza più debole a cui seguirà una serie di episodi ben più carichi ed entusiastici, e non invece un’anticipazione di ulteriori criticità gravi per il gran finale.

La chiamata alle armi
I problemi sorgono fin da subito con il primo atto dell’episodio 15, all’avvio del tentativo di Goku e dei suoi amici di fare breccia nelle difese di Gomah; infatti, a causa della soluzione per cui i nostri eroi possono essere neutralizzati da “semplici” blaster – cosa che potrebbe essere comunque contestualizzabile per la parziale natura magica delle armi, ma di cui pecca in ogni caso nella messa in scena – la prima parte dello scontro risulta banale, con continui scambi energetici al riparo e nulla di più.
Fortunatamente la situazione cambia con l’arrivo di Kadan, Re del Terzo Mondo e padre di Panzy. In sottofondo la soundtrack principale di Dragon Ball DAIMA fa gran parte del lavoro, dando origine ad una vera battaglia, costituita da un’alternanza di schivate, trasformazioni, arti marziali e colpi energetici, regalando solo a quel punto le giuste sensazioni che ci si aspettava da uno scontro di questo tipo. Peccato solo che, se da una parte è sempre emozionante vedere trasposto il concetto “il bene porta altro bene“, con i guerrieri del Terzo Mondo che intervengono in difesa dei protagonisti, è anche vero che una partecipazione maggiore di soldati giunti a metà battaglia avrebbe sicuramente giovato all’epicità che si è tentato di costruire.

Il leggendario Terzo Occhio
Elemento di interesse e mistero nel corso dell’anime è sempre stato proprio il “Terzo Occhio“, più volte citato (fin dal primo episodio da Re Gomah), ma avvolto finora dal mistero. Un segreto per quanto riguarda i suoi effettivi poteri – che prevedibilmente sarebbero finiti nelle mani del villain al termine della storia – e la sua storia, adesso rivelata solo a noi spettatori.
Non a caso specifico dato che, in modo inconsueto, si è deciso di raccontare le vicende che hanno riguardato questo artefatto tramite un narratore onnisciente. Questi se da una parte indubbiamente ci racconta una storia interessante, che approfondisce ulteriormente il passato di Darbula e della dinastia reale, dall’altra appare comunque come una strana scelta. A mio parere meno suggestiva rispetto al racconto della leggenda nel corso della storia, dato che le occasioni per fare ciò sono state numerose, e poteva essere una soluzione interessante creare una sorta di mosaico di informazioni da ricostruire.

Degesu: Storia di un nemico insulso
Fatico a nasconderlo, ma la gestione di uno dei tre nemici principali di Dragon Ball DAIMA, presentato fin dal primo episodio come secondo in comando di Re Gomah e illustrato nel corso della storia – anche se non in modo chissà quanto approfondito – è a dir poco una delle più grandi delusioni date finora dall’anime.
Con una base costituita da una forte ambizione e un’invidia malata verso Kaioshin per il titolo raggiunto, ricavare un confronto finale che risultasse soddisfacente e interessate era quantomeno beneaugurante. Evidentemente non erano di questo avviso gli autori, che hanno scelto di concludere la parabola del personaggio nel nulla più assoluto, in un’esplosione di follia finale che però non trova seguito se non in una rapida sconfitta, senza un confronto all’altezza delle premesse, né fisico, né morale.

Le ultime carte da svelare
Il termine dell’episodio 16 permette di offrire un panorama ricco ed ampio di ciò che ci aspetta nei prossimi ed ultimi episodi. Dagli ultimi sconvolgimenti, rappresentati dalla sconfitta di Degesu e dal potere ottenuto da Gomah attraverso il Terzo Occhio, alla discesa in campo di Dr. Arinsu e dei due Majin, dopo l’ingresso dei protagonisti nel Palazzo Demoniaco.
Ora come ora vanno solo scoperte le ultime arte, come l’obiettivo della sorella del Kaioshin e il suo rapporto con Glorio, ma oltre a questo ogni altro elemento è al suo posto, con solo la necessità di vedere come si svolgeranno le varie interazioni. Grande curiosità anche per Majin Kuu e Majin Duu e per come gli scontri tanto attesi verranno messi in scena per decidere il destino del Regno Demoniaco, tra possibili nuove trasformazioni o, come sospettato maggiormente, nuove fusioni.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 17 e 18 – Gomah; Risveglio
Siamo al penultimo appuntamento del nostro viaggio, e a due settimane dalla chiusura di questa serie che, nel bene o nel male, ci ha tenuto compagnia per diversi mesi. Fa già strano pensare che la conclusione di questa nuova avventura targata Dragon Ball è alle porte, soprattutto dopo delle importanti novità che non possono fare a meno che scaldare gli animi.
E a ben vedere, come terminare al meglio questo piccolo grande anime, se non con il ritorno in scena di due delle più importanti forme di Son Goku? Concentrandosi soprattutto su una di queste e generando indubbiamente un amore smisurato da parte dei fan, ma anche diverse domande legittime a corollario, la cui risposta bisognerà attendere un altro po’.

Dr. Arinsu: essere meglio del fratello, con poco
Dopo aver affrontato la “minaccia” di Degesu in modo insoddisfacente l’ultima volta, era nato il legittimo terrore che a Dr. Arinsu riservassero un trattamento simile. Portando il personaggio a una conclusione pressoché nulla, e con dei piani che si rivelassero non all’altezza delle aspettative, rispetto alla figura di grande stratega e scienziata dietro tutti gli eventi di Dragon Ball DAIMA.
Infatti nonostante i suoi fini siano volti al classico dominio del Mondo Demoniaco, è possibile individuare una sfumatura nel fatto che il piano della glindiana sia volto al massimo splendore del Mondo Demoniaco, tale da essere superiore agli Universi esterni per progettare una vera e propria invasione. Ciò è coerente con le sfaccettature donatele in questi episodi, in cui viene evidenziato il suo senso di superiorità elegante nell’interazione con i nostri eroi; insomma, con ben poco è riuscita largamente a superare lo spessore del fratello servitore di Gomah, cosa evidente già da prima ma che ora, col fallimento totale di Degesu, appare chiaro più che mai.

Un giudizio finale su Re Gomah
Sempre dal lato antagonisti, ci ritroviamo davanti alla forma finale del villain principale della serie, ovvero proprio Re Gomah. Un personaggio che fin dalle prima battute è riuscito a trasmettere una sensazione corretta di viscidume e codardia, ma anche di scaltrezza e di elevato potere latente, similmente a quanto percepito da Pilaf nella prima serie di Dragon Ball, vista anche l’ilarità che molto spesso suscita.
Con l’unione con il Terzo Occhio, oggetto ancora più interessante di quanto preventivato – data l’abilità di potenziare progressivamente il possessore all’aumentare della difficoltà esterna, dando intanto accesso sempre a nuove tecniche – Gomah raggiunge ora tutt’altro livello di potenza. La forma esteticamente purtoppo, appare fortemente poco accattivante, data la somiglianza eccessiva con un Pride Trooper dell’Universo 11 ma in versione gigante, sebbene non escludo che sia stato fatto volontariamente; il tutto con una resa che non dà affatto giustizia a ciò che sarebbe dovuto essere l’ultimo ostacolo per la pace, con un timore percepito sul campo di battaglia dato solo dalla sua stazza.

Una scia di combattimenti senza sosta
La vera fase finale della storia ha via però proprio con l’arrivo sul campo di Gomah, preceduto da un rapido scambio di colpi tra Goku e Majin Duu, che, seppur appaia meno spettacolare di quanto sperato, regala delle coreografie interessanti, elemento mantenuto costante per tutta la durata delle due puntate.
Infatti da questo momento i combattimenti sono continui, costituiti da varie combinazioni di colpi tra i vari personaggi, che si uniscono tutti contro il comune nemico, dando vita a uno scontro che mantiene alto l’interesse. L’esplorazione delle tecniche di Gomah da una parte e l’apice raggiunto da Goku dall’altra, con quest’ultimo che porta in scena, similmente a Dragon Ball GT, la trasformazione del Super Saiyan 3 nella forma bambina.
Il carisma è rimasto invariato anche dopo decenni, con un conseguente aumento del livello dello scontro, soprattutto a livello di spettacolarità. Suscita l’ammirazione e lo stupore non solo del pubblico, ma anche degli stessi personaggi lì presenti, tanto da portare Majin Duu a una sua imitazione, dando vita anche qui a scene e scambi che vanno solo a impreziosire il momento.

Un caloroso bentornato al “Super Saiyan 4”
Al confronto con quanto accaduto, il Super Saiyan di terzo livello è giusto un aperitivo, dato che anche un altro elemento di Dragon Ball GT fa il suo importante ritorno. A prescindere se Dragon Ball DAIMA verrà confermata canonica o meno, cosa di cui non vi è ancora una risposta certa, ciò a cui abbiamo assistito è un tassello di storia importante per il brand: il ritorno in scena del Super Saiyan 4, o, quantomeno di una forma che può essere ad esso associata, ma in chiave più moderna.
Le cose da dire sono pressoché infinite, pertanto, per motivi di sintesi, sorvolerò sull’incontrollabile entusiasmo che tutto ciò ha generato. La trasformazione riprende e omaggia la forma originale vista in GT, ma dandogli connotazioni distintive: la forma ed il colore dei capelli, più simili a quelle illustrate da Toriyama e in continuità con la peluria, la forma del pelo stesso, evidente soprattutto sulle braccia, che appaiono più spesse, ma che danno modo a Goku di sfoggiare movenze più scimmische.
Nonostante ciò, superare la bellezza, il concetto e la presentazione del Super Saiyan 4 originale era qualcosa di impossibile, sia perché la forma chibi del Saiyan non rende al meglio, sia per effettivi dubbi lasciati sui retroscena della trasformazione, che frenano in parte l’entusiasmo.

Dragon Ball DAIMA: Recensione Episodi 19 e 20 – Tradimento; Massima Potenza
È incredibile che siamo giunti a questo punto, eppure eccoci alla fine di questo nuovo viaggio che il Maestro Akira Toriyama ci ha donato prima di venire a mancare. Ci siamo ritrovati in queste due ultime settimane ad assistere alla grandiosa risoluzione dei conflitti e dei piani orditi nel corso dell’anime, e soprattutto a goderci l’epico spettacolo finale riservatoci.
Tra pro e contro, anche queste ultime puntate non sono esenti da difetti, il cui peso varierà sicuramente in base alla soggettività e al coinvolgimento che Dragon Ball DAIMA ha avuto su ciascuno. Proprio per questo però credo che non sia errato affermare che i fan hanno avuto un finale che, nel bene o nel male, farà discutere e scontrare per tanto tempo.

Glorio e Dr.Arinsu: un rapporto semplice ma sufficiente
Le maschere sono calate e anche gli ultimi intrighi sono venuti a galla, con il desiderio finale di Dr. Arinsu e il motivo dietro il coinvolgimento di Glorio: senza dubbio è un elemento che poteva ricevere un approfondimento maggiore, anche di poco, ma nonostante ciò a livello di efficacia il piccolo scambio avuto tra i due personaggi è perfettamente sufficiente a comunicare allo spettatore lo stato delle cose.
Infatti, il dovere morale a cui Dr. Arinsu era convinta che Glorio avrebbe risposto, come riconoscenza per averlo portato con sé dal Terzo al Primo Mondo – e presumibilmente averlo aiutato a crescere – non è bastato a bilanciare l’affetto e l’ammirazione nate in Glorio verso gli eroi nel corso dell’anime. Tutta questa dinamica va poi a lasciare anche spazio non tanto ad una redenzione di Arinsu, quanto più ad una sua apertura morale maggiore di quanto preventivato. Il suo obiettivo finale, volto al benessere del Regno Demoniaco è ben più chiaro, e anche se questi passaggi finali tra l’orientamento di Glorio e Arinsu sono stati sicuramente repentini, secondo me sono coerenti.

Il carisma da brividi di Goku e Vegeta
Ma l’altruismo di Glorio ha permesso anche il favoloso ritorno dei nostri eroi nella loro forma adulta, su cui palesemente il budget è stato investito in quantità ben più considerevole. Intanto l’energia dei protagonisti non è più frenata dalla forma bambinesca, permettendo soprattutto ai Saiyan di dare pieno sfoggio delle loro abilità contro Gomah. Questo ha regalato delle sequenze a dir poco incredibili, che non dubito passeranno alla storia in Dragon Ball.
In particolare, è impossibile non citare il Super Saiyan 3 di Vegeta in forma adulta, che conferma il taglio differente da Goku, e che viene ribattezzato dallo stesso Principe come Ultra Vegeta 1. Sicuramente per motivi di orgoglio, ma è inevitabile associare un ammiccamento alla forma che Vegeta ha già ottenuto nel manga; eppure a confronto con quanto mostrato dopo, Vegeta è solo un antipasto, dato che fa il suo ingresso in forma adulta anche il Super Saiyan 4 di Goku: una sequenza di trasformazione di pura estasi, in un combattimento che raggiunge il suo apice con una delle migliori Kamehameha di sempre, con una qualità nei disegni e nelle animazioni che non sbaglia un colpo.

Un finale divisivo
Affrontare il finale di Dragon Ball DAIMA è alquanto spinoso, dato che vi sono più strati per farlo: anzitutto il finale vero e proprio di DAIMA regala sicuramente tante gioie, ma una non chiara spiegazione dell’ultima forma di Goku e dell’intervento di Neva; entrambe le questioni, a cui si può comunque dare risposta ma che necessitavano di maggior chiarezza, vanno indubbiamente a frenare in parte l’entusiasmo esplosivo del finale. Quest’ultimo rappresentato dalla sconfitta di Gomah da parte di Majin Kuu in una dinamica che appare alquanto strana, e che causa a maggior ragione un effetto di straniamento.
Oltre a ciò, l’elemento su cui veramente vi è divisione nel finale è la scena post-credit. Se da una parte le animazioni, seppure semplici, sono tra le migliori della serie, dall’altra, tramite una gag, viene rivelato che il Terzo Occhio non era unico come oggetto. Altre due copie si potevano trovare in un mercatino del Terzo Mondo, concludendo così la serie con una delle classiche gag alla Toriyama, ma che questa volta non va ad incontrare neanche il mio favore; questa in particolare va secondo me a svilire narrativamente alcuni passaggi della storia su cui ci si è anche abbastanza concentrati, lasciandomi perplesso sul suo inserimento.

Prime vere risposte sulla canonicità
Altro punto da sollevare è la canonicità della serie, fino ad ora in costante dubbio, supportata o sfavorita da prove varie, che entrambe le fazioni portavano in difesa del loro pensiero. Invero ancora adesso rimane senza una risposta certa, data la mancanza anche di dichiarazioni ufficiali esterne, tanto che questa questione sta tutt’ora spaccando il fandom.
Nel corso degli episodi, nonostante alcune questioni da incastrare, mi sono sempre schierato in difesa della canonicità. Ovvero della collocazione della serie in continuità con Dragon Ball Super, attualmente il progetto di punta di Dragon Ball, soprattutto per la grande lavorazione su un preciso piano di espansione mitologica del passato e futuro del brand; tuttavia dopo l’episodio 20, che non chiarisce e lascia ancora diversi buchi da tappare nel caso di canonicità, sento di dovermi schierare ora con chi sosteneva che quest’ultima storia realizzata da Toriyama fosse una storia a sé. Paragonabile quindi a Dragon Ball GT, a patto che non vi siano prove o dichiarazioni future che testimonino il contrario.

Con questa decima sezione concludiamo ufficialmente il nostro percorso, episodio per episodio, compiuto assieme ai nostri eroi e a tutti i personaggi introdotti in occasione di questa nuova avventura.
Arrivati a questo punto, ognuno di noi può giungere ad una risposta alla domanda posta ad inizio articolo, “Dragon Ball DAIMA è all’altezza del nome che porta? O ha infine dato ragione ai più scettici?”. Ma se volete l’ultima opinione di questo autore, per me sì: Dragon Ball DAIMA si è rivelata una serie che non meritava il grande scetticismo mosso da molti senza alcuna base, rivelandosi come un anime più che soddisfacente, seppur le basi messe ad inizio serie sembravano far presagire per una qualità media superiore; qualità che purtoppo è andata a perdersi a causa di varie problematiche messe in luce anche qui, e che potevano tranquillamente essere risolte con pochi accorgimenti in più.
Al netto di tutto, è stato un viaggio speciale. Non solo per quello mostrato, ma anche e soprattutto per il grande valore emotivo che Dragon Ball DAIMA ha rappresentato per i fan, sia per la celebrazione del 40° anniversario della serie, sia per ciò che riguarda la scomparsa del Maestro Toriyama. Ci tengo a dirvi che è stato un vero onore potermi dedicare a questa nuove serie, seguendola passo passo assieme a tutti voi, che ringrazio infinitamente per il tempo e l’attenzione, sperando in una prossima avventura futura che ci permetta di rincontrarci.